Siamo FOTOFANATICI?

Fotofanatici
Foto di Jonathan Alessandrelli ©

 

Durante i corsi base di fotografia, alcuni ragazzi mi hanno detto (con poche varianti di sintassi):
‘Fare un’uscita apposta per fotografare? non riesco a concepirlo’.
Questo mi fa pensare che talvolta noi fotoamatori possiamo sembrare più una setta che semplici appassionati, specialmente di fronte a chi questa passione non ce l’ha.

Con la riflessione che segue non voglio portare questi ragazzi a fare come me che, devo ammetterlo, a volte rasenta la mania, ma far capire perchè si può amare talmente la fotografia da sembrare un po’ pazzi.

Cos’è la fotografia per me? 

Io parlo, io scrivo, io leggo ma… sono soprattutto una persona visiva, nel senso che quello che mi rimane più impresso in generale sono le immagini. Giornalmente con i miei occhi scatto migliaia di istantanee che valgono più di mille parole, immagini che si imprimono nella mia mente e che a distanza di anni mi accompagneranno a ricostruire un tempo, una situazione ed un’emozione. Ecco, la Fotografia è il mio mezzo per fissare meccanicamente qualcosa che altrimenti rimarrebbe solamente nel mio cervello che è caduco – come tutte le cose della vita – e fissare queste cose attraverso il senso che mi appartiene di più, la vista.
Quando torno a casa da un viaggio quello che mi rimane nel tempo sono le immagini che sono riuscita a catturare; queste, riviste a distanza di tempo, devono essere così potenti da farmi recuperare i profumi, le parole, le emozioni del viaggio. Così quando dico che esco a fotografare, in realtà intendo che esco a catturare delle emozioni che un paesaggio, una persona, un oggetto mi può trasmettere e che voglio fissare. A volte (soprattutto all’inizio del mio percorso fotografico), tornavo con migliaia di scatti – molti dei quali non ho mai più riguardato – ma ogni tanto mi viene in mente un’idea, un concetto, so che quel concetto l’ho espresso e catturato ‘quella volta lì che ho fotografato… ‘ e vado così a riprendere la foto dal mio archivio e rivivo quel momento.
La fotografia è come prendere appunti: fino a che lo faccio per me lo posso fare come voglio (a patto che poi, andando a rivederli, capisca quel che ho scritto), mentre se devo farli vedere a qualcun altro, amico o estraneo, è bene saperlo fare correttamente.
Per fare questo ci vuole anche della tecnica, tecnica che ho appreso e sto tutt’ora apprendendo attraverso corsi, libri, conferenze, Fotofestival, attraverso confronti, uscite con amici con cui scambiare vicendevolmente pareri, trucchi e punti di vista.
Se talvolta noi fotoamatori sembriamo dei fondamentalisti, perchè stiamo ore per catturare un singolo momento, perchè quando piove o c’è nebbia usciamo ‘che vengono le foto migliori’, perchè andiam per mostre, perchè compriamo riviste e libri, è semplicemente perchè stiamo allenando la parte più importante che viene dopo che la tecnica è stata più o meno appresa: l’occhio.
Sintonizzare l’occhio, la mente ed il cuore,
fare in modo che la mente non stia a perdere tempo dietro ai tasti ed alle rotelle della fotocamera per catturare quello che l’occhio ha visto ed il cuore ha percepito.
Riassumendo: qualcuno è più bravo con le parole, io e molti fotoamatori come me, siamo più bravi con le immagini.
C’è poi un’altra categoria: quelli bravi sia con le immagini che con le parole… ma quelli pubblicano libri, scrivono su riviste e blog si chiamano Maestri

Author: Silvia Tinti
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